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25.8.12

un certo savoir-faire

Un certo savoir-faire...from China.
Il video è molto cinematografico; ma è carico di significato come l'edificio stesso. Un parallelo chiaro e forte, a contatto con la storia e la tradizione di un popolo.

http://vimeo.com/29317081

MAD architects, from china. Dimostrano un certo gusto e una certa professionalità "da grandi". Eppure sono giovani, ma guadagnano visibilità lentamente. Dimostrando un certo savoir-faire
http://www.i-mad.com/#works_details?wtid=2&id=33

25.7.12

learning from 'lezioni taciute'; (o smisurata preghiera)



Mettere in dubbio opere del passato,seppur silenziose e dal dubbio valore, e ricercarne un presunto valore è la costante dello spirito critico. 


Analizzare estrapolando i particolari costruttivi,le povere tecniche di realizzazione. 
Per valutare criticamente ciò che gıà è stato costruito e, volente o nolente, costituisce parte del nostro patrimonio architettonico. 
E qui nascono altre domande: quanto è cambiato da allora? si costruisce ancora in riva al mare, si specula e si discute ancoradi piani,di politiche, di salvacoste come quasi fosse la manna dalcielo (per quanto se ne auspichi un corretto e fruttuoso uso, di piani&politiche).


...Ma qualche cambiamento 'a monte',no ? 


Qualche presa di consapevolezza,qualche decisa risposta all'ignoranza e a molti problemi?
Qualcosa di piccolo,ma che se moltiplicato,costituisca la base del cambiamento collettivo.


Attivare lo sprito critico, smisuratamente. 


[...la preghıera,l ınvocazıone, sı chıama smısurata,proprıo perche e fuorı mısura. e quındı e probabılmente non sarà ascoltata da nessuno. ma noı cı provıamo lo stesso  ] F.dı A., dıscorso sulle maggıoranze [e sul cambıamento,ndr]


In tempi di crisi,necessità ,mancanze economiche e truffe globalizzate, mai spegnere lo sprito critico, mai occorre farlo sopperire a pratiche necessità; mai credere che spegnere il cervello possa essere un'risparmio energetico' che possa salvarci da crisi,necesiıtà,mancanze economıche e truffe globalizzate.
Perchè il nemico della mente, di una certa diffusa e globalizzata inedia architettonica,è troppe volte l'ignoranza,l`assenza di spirito critico, l' incapacità di saper guardare oltre brevi previsioni, corti investimenti: la miopia.
Perchè, quasi ingenuamente, un pò di no,un pò di sprito critico, meno 'miopia' generalizzata, possono essere una via,una salvezza. Seppur smisurata.


P.S.
http://www.youtube.com/watch?v=tNMll_7YsSE


E' una canzone sulla maggioranza,la maggioranza 'che stà come...'. e sulla speranza di un cambiamento.
E' da associare alla lettura come un vino bianco con una portata di pesce. 


Dom Cobb.

22.7.12

Lezioni taciute. Antoni Simon Mossa.


Antonio Simon Mossa..?
Chi era,e che ha fatto?
E' un nome che si sente,nelle facoltà, negli insegnamenti,nelle bibliografie?


E' un interrogarsi sul passato, e compararlo al futuro, e vedere ciò che può "dare" di buono oggi.


Non una lettura architettonica di finitura interstiziale, non una bibliografia completa, non un corso su esso incentrato Ma una figura poliedrica come la sua può essere uno stimolo che non è molto comune. Non ci si inciampa facilmente, su un architetto, intellettuale,politico. Sardo,in Sardegna, terra che ha conosciuto più professionisti dotati di professionalità che Architetti praticanti l'Architettura. Scomparso prematuramente per malattia.
Anni di carriera,studi e impegno di un architetto. Che ebbe modo di conoscere il mondo.
Carriera che pare anacronistica, se vista oggi....e piena di un impegno che va oltre la forma,oltre l'edificio.
Forse troppo schierato politicamente e intellettualmente? parlare di contenuti intellettuali oggi....
Il 68 sardo,in alcune sue declinazioni, passò in buona parte per lui: 


"Quella libertà si chiama indipendenza politica ed economica e giustizia sociale: libertà che significa che i sardi debbono essere prima di tutto padroni della loro terra, arbitri dei loro destini."
(dal discorso a San Leonardo de Siete Fuentes del 22 giugno 1969)


http://www.sardegnaeliberta.it/docs/simon_mossa.pdf
E parole identitarie,parte del suo lascito, possono avere un peso. Intellettuale,politico, o altro. 




E il suo lascito architettonico? 
   




Partendo dal contesto e dall'epoca di costruzione delle opere...
può esso avere un peso o essere ridotto a "cose vecchie,roba brutta"? 
Può spesso essere confuso con una tanto ribadita mediocrità del contesto tipico dei centri abitati sardi? 
O la ricerca di alcuni fattori, di alcuni elementi architettonici dell entroterra, dei ballatoi, degli elementi lignei, degli archi catenari e a sesto acuto, l'intersecarsi dei volumi....può essere considerato un valore aggiunto, per l'architettura? Una lezione da imparare?


Il "Palau de Valencia" nel lungomare Valencia ad Alghero, così come il vicino hotel Balear, possono essere considerati tentativi o lezioni? Eclettismi di una vita breve ma intensa o esempi di "già fatto"?
"Cose messe li per pura estetica", "lavoro ragionato", sono considerazioni successive. Una volta appurato il lascito. 
Un ultima,ennesima domanda. Cosa ci perdiamo, non conoscendo il lascito e l'impegno su più fronti di una figura simile,che pare così lontana da un "architetto intellettuale" odierno?


Dom Cobb.


1.4.12

in un mondo più piccolo. giri l'angolo e sei in Tibet.

Un titolo alternativo sarebbe potuto essere: "Un mondo più piccolo, "cose" comuni a portata di mouse".

http://www.chinesearchitects.com/en/projects/detail_thickbox/34865/plang:en-gb?

iframe=true&width=850&height=99


Progetti nel Tibet che potrebbero essere pensati e realizzati in terre simili alla sarda.
Oppure ovunque. Perchè?

La risposta la scrivano i professoroni.
Quel che interessa, e che può interessare a uno studente, è la riflessione su come migliaia di km di distanza possano rendere "vicina" un opera costruita a km di latitudine (e di altitudine); un risultato effettuale che appare annullare ogni distanza.
Con buona pazienza del Genius Loci.

Quel che interessa, e può interessare a un professionista, sono le difficoltà del fare architettonico in determinati contesti, e le varie difficoltà a esse correlate. Ma osservare uno spunto proveniente da migliaia di km più a est può essere utile a trovare nuova linfa.

 Inoltre.

Modificando lo sfondo e scrivendo "Centro tradizioni popolari, monte Limbara", sarebbe stata un opera credibile? Estranea al contesto? Ben fatta? Fattibile ovunque?
Certo, differenze di materiale, di pezzatura a parte.
Interrogarsi è fondamentale. La risposta è l'architettura stessa, bella o buona che sia.
Purchè non sia solo stanco gioco verbale.

24.2.12

..a posteriori. e a priori.


(...) l'arte non conosce misure (per chi abbia l'assurdo gusto d'adoperare il metro) che a posteriori: in fatto di misure, l'unica misurazione legittima dell'arte, e quindi dell'architettura-arte, è il "rilievo" fatto dopo.  Vi parrebbe possibile che un Morandi pensasse in centimetri prima (di centimetro in centimetro) l'altezza di una sua cogoma o De Chirico la statura d'un suo manichino? E che importa poi misurare dopo?
Noi sappiamo e vediamo che quella è la dimensione giusta nel quadro, tracciata dall'occhio e dalla mano e che non serve più per nessun'altra opera. Così noi andiamo architettando (cioè disegnando Architettura, creando Architettura).

Le dimensioni scritte ci debbono servire poi, solo per "far eseguire" l'opera: servono per gli altri non per noi.

Conclusione: se tu, Architetto, devi fare dell'edilizia (sistema costruttivo a base sociale-economico-produttivo-industriale) allora adopera il metro prima, adotta una scala modulare o un reticolo, fin dove ti giova; aumenta le tue dimensioni di cinque in cinque o di dieci in dieci, o come ti accomoda; ed accomoda le misure generali sui multipli di quelle delle produzioni normalizzate. Ma se fai dell'arte, disegna, cerca, disegnando le proporzioni che vuoi tu (espressione di te, artista) e poi misurale e mettici le cifre solo perchè gliò altri possano capirti, le eseguano a puntino, e non riescano ad imbrogliarti.

(...) ognuno (artista) ha la sua proporzione ( la si vede subito). e per un po' (di tempo le cose riescono, poi non gli riescono più, poi tornano a riuscirgli. Dipende da altre cose.

Non disegnate con le regole: divertitevi dopo a vedere secondo quali regole ha disegnato il vostro occhio. Gli artisti fanno così: ai non artisti le regole occorrono. (...)


Giò Ponti, "Amate l'architettura (l'architettura è un cristallo) , Rizzoli, 1957.

A "posteriori" le misure: sicuro, ampiamente e ovviamente condivisibile.
Ma "prima" e "durante".? Come si pensa? Come pensa la mano che disegna (qualora la mano pensi), Come pensa la mente quando progetta, Come pensa l'occhio quando capisce?

A priori, l'interrogativo è quello che talvolta è il risultante di numerosi pensieri: che vogliamo fare?
Architettura? Arte? "Architettura - arte" ? Edilizia? Buonavolontà? Concorsi? Piegarsi a ciò che il mercato propone...o semplicemente sopravvivere? Risolvere problemi ambientali? Vivere in piccoli mondi (dicasi anche Architetture) belli e buoni?
Apre mille porte, questo piccolo passo. Prima di aprirle, pensiamo a cosa vogliamo.

Provocatoriamente,

Dom Cobb.

11.2.12

Have you ever seen the sky? (or do you always look at your feet?)


Penso:
"ma dico, hai mai visto il cielo?"
e dico il perchè:
"hai mai visto come il sole può essere tutto, e come il nulla del cielo assume dignità grazie a una gamma di tonalità cromatiche?
come la neve imbianca silenziosa come il sole che scalda agosto?
e assume una dignità fittizia, ideale, una sola facciata fatta di stelle,pianeti lontani, sole e luna ...
si, di cose lontane; ma anche di cose più vicine, meno materiali ma cariche di effetto.
E di colori. Nuvole,
il bianco può esser tutto: ma il cielo... dal rosso al celeste. Delineando lo sfondo per contrasti naturali più o meno rilevanti e/o interessanti. E' chiaro come le montagne si stagliano nel vuoto, è facile ma non immediato notare il contrasto con il cielo, ad esempio. e ad esempio notare l'incontro all'orizzonte tra cielo e terra. e tanti altri ad esempio su questo tema.

Fin qui l'astratto,ma il pratico?

Wolf Prix, Coop Himmelb(l)au: "Si parte dal tetto. I miei tetti sono nuvole. Voglio che ripetano la magia delle guglie gotiche, e i segnali delle cupole di Borromini.Voglio evocare la nostalgia celeste degli uomini. Stiamo con due piedi per terra ma non facciamo altro che ideare il prossimo assalto alla torre di Babele. Noi architetti abbiamo l'obbligo di rifare Babele, di trasgredire con le nostre opere ogni autorità costituita. Altrimenti siamo geometri".

Stefano Vastano, giornalista l'espresso: "Come si costruisce la torre di Babele?

WP: "Niemeyer e Le Corbusier hanno inaugurato nel 20 secolo due nuove idee simboliche del tetto che superano la sua funzione-tenda. Niemeyer ha trasformato i tetti in cornici per nuove prospettive, e Le Corbusier in paesaggi urbani.
Un mio amico divide gli architetti in tre gruppi: quelli attratti, come gli archeologi italiani, dalle fondamenta. Quelli interessati, come gli olandesi (vedi Koolhaas), all'analitica calvinista dell'edificio, e quelli che pensano alle nuvole.
L'acrobazia delle nuvole e dei tetti è il momento in cui l'architettura si fa avanguardia. Oggi nuovi materiali e il sofware ci consentono di calcolare in due mesi ciò che nella generazione di Le Corbusier durava anni. Il tetto a forma di goccia che sto costruendo in Corea non può crollare né scoppiare come una bolla di sapone. Sono i tetti i ponti verso il cielo".

da ( http://espresso.repubblica.it/dettaglio/babele-fra-le-nuvole/2122101//0 )

Italiani, oggi: archeologi? calvinisti? Astronauti? O troppo impegnati a seguire l'emergenza contingente, più che il sogno che magari può farci uscire dalle mille crisi?

10.2.12

Tutto d'un fiato


Ci siamo dati 3 minuti per poterci introdurre.
Non introduciamo cosa scriveremo, non vi diciamo di cosa diremo: non serve.
vi introduciamo chiaramente cosa vogliamo…vogliamo svegliarci.

Il senso del blog è: costruiamo prospettive di senso. E distruggere prospettive di senso.
Nulla di trascendentale; solo essere consapevoli di vivere l architettura.
E la storia dell’architettura non è fatta solo da architetture. E nella storia noi viviamo.
Parlarne, scriverne, chattarne, esserne CRITICAMENTE coscienti.

Perché l’A. è un nano da giardino, perché non lo è? Perché è una prospettiva di senso anche questa, che creiamo. Per poi subito distruggerla. Perché apre mille porte. Và oltre.

Inconsciamente, parliamo di architettura. Sempre. Al bar, con gli amici, tra di noi, che non siamo organizzati come una squadra, ma siamo solo qualcuno che vuole creare un clima di riscossione intellettuale per chiunque voglia: perché i conti con l’architettura li facciamo tutti, sempre…ed è Lei che è lo sfondo delle nostre tragedie, e delle nostre passioni.

Non esisteva cosa migliore che dirvi cosa vogliamo e cosa ci muove. Chi siamo non ha troppa importanza. Sappiate solo che  amiamo l’architettura e parliamo criticamente.
E cerchiamo di avere sempre più cognizione di causa. Per non parlare a vanvera.
Parole nel vuoto se ne dicono abbastanza…Ora possiamo iniziare.